domenica 17 marzo 2013

Un’idea semplice ed ecosostenibile: un corridoio ciclabile tra Jungi e il centro storico



Un corridoio ciclabile sicuro, che colleghi il centro storico di Scicli con il quartiere di Jungi.
Un collegamento pianeggiante tra la zona più popolosa e residenziale ed il centro di Scicli, sede di istituzioni e servizi.
Un’idea semplice, di facile realizzazione, un intervento quasi a costo zero.
Un incentivo all'utilizzo delle biciclette, una riduzione alle emissioni nocive, un risparmio alla voce carburante.
Dunque un piccolo gesto per una città più vivibile.

domenica 3 febbraio 2013

È sempre più difficile fare agricoltura in Italia, tra fisco e costo del lavoro


Risale il clima di fiducia delle imprese italiane, ma non in agricoltura. Se a gennaio ricomincia a crescere il “sentimento” economico del tessuto industriale del Paese, non si può dire lo stesso delle campagne, dove prevale il pessimismo sul futuro. Lo afferma nel frattempo la Cia, Confederazione italiana agricoltori, sempre in merito ai dati diffusi dall'Istat. È quanto si legge in una nota stampa diramata da Cia il 30 gennaio 2013, e che riportiamo integralmente. Nel 2012 il settore primario ha perso 17 mila imprese, che sono crollate sotto il peso della crisi, dell’aumento dei costi e dell’assenza di misure di sostegno adeguate - ricorda la Cia - e anche l’anno nuovo si è aperto con prospettive “nere” e giudizi negativi. Il fatto è che oggi il mondo agricolo è sotto pressione, schiacciato prima di tutto dai rialzi delle spese di produzione, che in un anno sono cresciute il doppio dei prezzi praticati sui campi, vanificando di fatto ogni possibile guadagno - osserva la Cia -.
Soltanto i costi per i carburanti sono cresciuti nel 2012 del 4,5%, contro un incremento medio annuo dei prezzi dei prodotti agricoli del 2,1%. Ma il settore perde forza e vitalità anche per colpa dell’Imu, con un aumento stimato di 130 milioni di euro solo per il gettito dei terreni agricoli - continua la Cia - mentre il “credit crunch” raggiunge livelli insostenibili, con tre aziende su cinque che denunciano difficoltà enormi nell'accesso a finanziamenti e prestiti. Anche creare nuova occupazione diventa dispendioso per gli imprenditori agricoli: in Italia le aliquote a carico del datore di lavoro per l’assunzione di manodopera sono pari al 35% circa - evidenzia la Cia - contro il 12% del Regno Unito, il 13% della Francia o il 15,8% della Spagna. È chiaro che tutto questo non aiuta ad avere fiducia nelle prospettive del Paese - conclude la Cia - anzi demoralizza e abbatte. Ecco perché la prossima legislatura dovrà immediatamente affrontare i problemi del settore primario, partendo proprio dalla riduzione delle accise e della pressione fiscale e contributiva a carico delle aziende. D’altra parte, l’agricoltura è un elemento centrale della struttura economica e occupazionale dell’Italia, una garanzia per la tutela del territorio e dell’ecosistema.
“È di vitale importanza – afferma Giorgio Vindigni -, in questo momento storico di flessione generale, un rilancio strategico dell’agricoltura che punti soprattutto alla ricerca di un nuovo equilibrio tra i settori economici dove l’agricoltura ritrovi la sua centralità.
La ripresa economica deve passare anche dalla valorizzazione delle tipicità locali delle nostre città. La tradizione enogastronomica, la tutela del paesaggio, la promozione del nostro patrimonio storico, culturale e artistico sono aspetti imprescindibili per un rilancio dell'economia locale. Un'economia che sappia rilanciare il ruolo dell'agricoltura, promuovere i prodotti della nostra terra e valorizzare la filiera corta e le produzioni di qualità.
Per questo non posso che essere a sostegno del mondo agricolo e di tutte quelle attività che, in modo diretto o indiretto, costituiscono un patrimonio di esperienze, lavori e saperi che devono essere salvaguardati e che sono potenziali produttori di nuova economia. Da qui il mio impegno – conclude Vindigni - per un rilancio dell'agricoltura, attraverso lo snellimento burocratico della gestione delle aziende agricole e la promozione delle tipicità locali”.

sabato 2 febbraio 2013

Crisi e famiglie: 6,5 milioni di italiani ormai comprano alimenti solo nei discount


La vita degli italiani al tempo della crisi è assolutamente “low-cost”. Come fotografa anche l’Eurispes, con il crollo del potere d’acquisto e l’aumento degli oneri fiscali, le famiglie sono costrette a tagliare tutte le spese: non solo regali, viaggi, tempo libero, ma anche pasti fuori casa. E infatti nell'ultimo anno si sono ridotti drasticamente uscite a cena e dolci della domenica, con un calo nei ristoranti (-5%) e nelle pasticcerie (-11%). Resiste solamente il caffè al bar, un rito economico a cui non sa rinunciare un italiano su tre. Lo afferma la Cia, Confederazione italiana agricoltori, in una nota stampa ufficiale diramata il 31 gennaio 2013, e che riportiamo integralmente. Con quasi un miliardo e mezzo di consumazioni nell'ultimo anno, infatti, la pausa caffè di prima mattina o post pranzo coinvolge circa 20 milioni di italiani - ricorda la Cia - complice anche l’andamento dei prezzi al bar, che è rimasto stabile e ben al di sotto del tasso d’inflazione generale.
Purtroppo, però, la situazione di sofferenza delle famiglie coinvolge anche la tavola casalinga: per affrontare le spese obbligate come carburanti, utenze, mutui o affitti - osserva la Cia - nell'ultimo anno più del 50% delle famiglie è stata obbligata a ridurre di netto la spesa alimentare. Oggi 7,4 milioni di famiglie dichiarano di optare per prodotti di qualità inferiore, mentre 6,5 milioni ormai si rivolgono quasi esclusivamente ai discount per gli acquisti settimanali per la dispensa. E infatti, guardando all'andamento degli esercizi commerciali nel 2012, si nota come nel periodo compreso tra gennaio e novembre sono soltanto i discount a crescere dell’1,6% annuo - conclude la Cia - mentre i supermercati “resistono” con un +0,4% e le piccole botteghe di quartiere precipitano giù al -2,6%.
"E' fuori dubbio - dichiara Giorgio Vindigni - che siamo di fronte ad una crisi che attanaglia quasi tutte le fasce della popolazione. E' una vera e propria emergenza. Tuttavia, arrivare ad un punto in cui sempre più famiglie sono costrette a tagliare drasticamente anche le spese per il cibo è inaccettabile. Bisogna trovare insieme modalità che facciano in modo che questi episodi si riducano sempre più, in maniera tale da ridare dignità alle persone. Come detto più volte - conclude Vindigni -, bisogna lasciarsi alle spalle finzioni, promesse e demagogie e lavorare tutti insieme per una svolta, mai quanto oggi necessaria, politica, culturale e sociale".

mercoledì 30 gennaio 2013

Sicilia, record di disoccupati. Sono il 18,4% della popolazione


Ancora cattive notizie dal fronte economico. Dal 2008 al 2013 infatti, in Sicilia il Pil è regredito di 10 punti percentuali contro una media del 6,5% a livello nazionale.
Flessione negativa anche per il numero degli occupati, che è sceso fino a toccare la cifra di 1,4 milioni (trenta mila posti di lavoro in meno in un anno). Contestualmente il tasso di disoccupazione è aumentato a dismisura toccando il 18.4% e arrivando al punto più alto degli ultimi nove anni.

Sono alcune delle cifre elaborate dal Diste per conto della Fondazione Curella di Palermo e diffuse questa mattina nel corso della presentazione del 38esimo Report, relativo al secondo semestre 2012.

Tra gli elementi più preoccupanti, secondo gli analisti del Diste, la domanda di consumo e investimento che nell’Isola ha accusato una forte flessione estesa a tutte le componenti. I consumi delle famiglie sono crollati del 4,1% mentre per gli investimenti in macchinari, attrezzature e mezzi di trasporti gli analisti parlano di una “caduta abnorme”, pari al 12,8%. Stesso discorso per l’edilizia il cui crollo è vicino alla doppia cifra percentuale (-9,4%).

Per l’anno in corso secondo gli analisti si “prospetta la prosecuzione della fase recessiva”. Prevista ancora una flessione dell’occupazione (-0,5%) mentre il tasso di disoccupazione potrebbe superare il 20% (20,7%).
Le previsioni per il Pil sono di una nuova flessione dell’1,5%, contro un calo dello 0,9% a livello nazionale.

In questa ipotesi la domanda delle famiglie e delle imprese continuerà a calare riflettendosi in una discesa dell’1,5% dei consumi per le famiglie e in ulteriori cali delle attività di accumulazione per le imprese costruttrici (-5%) e in quelle in beni strumentali (-3%). Sul versante della produzione è previsto un aumento del valore aggiunto in agricoltura (+1,5%) in controtendenza rispetto a industria e servizi.

Fonte: palermo.blogsicilia.it

lunedì 28 gennaio 2013

Polismeter, l'occhio online sulla politica


Il sito creato da Blogmeter presenta una dashboard interattiva con sei pannelli in grado di evidenziare quotidianamente i messaggi e i segnali che riguardano la politica.

La rete rappresenta sempre più la nuova agorà, la piazza principale della polis moderna all’interno della quale politici e cittadini interagiscono con modalità completamente differenti rispetto al passato. Tenere sott’occhio le dinamiche di interazione e le discussioni che si sviluppano soprattutto su Facebook e Twitter - ma senza dimenticare il peso che in Italia hanno siti di news, blog, forum - è un compito arduo sia per la miriade di messaggi che per la difficoltà di filtrarli rapidamente. Per questa ragione Blogmeter, azienda leader nell'analisi delle conversazioni ed interazioni sul web, ha creato PolisMeter.it, un portale che d’ora in avanti monitorerà quotidianamente i messaggi e i segnali che riguardano la politica(oltre 2 milioni di dati raccolti mediamente ogni settimana) mettendoli a disposizione di tutti.

PolisMeter se da un lato permetterà ai cittadini di tenere sotto osservazione le attività dei politici in rete, dall’altro consentirà agli operatori dei media di raccontare la campagna elettorale basandosi su dati di fatto inoppugnabili. PolisMeter, online da oggi, presenta una dashboard interattiva con sei pannelli (widget) in grado di fornire un’idea immediata degli argomenti del dibattito, del volume delle citazioni in rete dei leader e dell’efficacia della comunicazione dei politici, giorno per giorno, e con la possibilità di confronti fino a sette giorni prima.

In particolare i sei widget rappresentano:
Web Mentions Trend: i cinque politici più citati su tutta la rete (siti wb, blog, forum, newsgroup, social network).
Hashtag Cloud: gli hashtag più usati su Twitter nelle discussioni sulla politica, con grandezza variabile in ragione della frequenza di utilizzo. Un dato molto utile per capire quali sono stati gli argomenti di conversazione sul social network.
Top Tweets: i cinque tweet dei politici e dei partiti più virali e che hanno creato il maggior engagement (dato dalla somma di retweet e replies generati)
Top Facebook Status Updates: i cinque aggiornamenti di stato scritti dalle pagine dei partiti e dei politici che hanno raccolto il maggior consenso (calcolato come somma di like, commenti, condivisioni che hanno ricevuto).
Twitter Performances: i cinque account che hanno avuto l'incremento maggiore in termini di menzioni e il relativo numero di follower accumulato. Inoltre viene mostrato, in termini percentuali, lo scostamento rispetto al periodo precedente.
Facebook Performances: le cinque pagine che hanno avuto l'incremento maggiore in termini di engagement (somma di like, commenti, condivisioni, post spontanei dei fan) e il relativo numero di fan raggiunto. Anche in questo caso viene mostrato, in termini percentuali, il delta rispetto al periodo precedente.

"In una campagna elettorale che, per la prima volta, considera la rete come luogo imprescindibile per comunicare con i cittadini, pensiamo che uno strumento come PolisMeter sia in grado di svelare a colpo d'occhio l'uso che ne fanno i politici, possa essere utile a tutti i cittadini", ha dichiarato Vincenzo Cosenza, social media strategist. PolisMeter è basato sulle tecnologie di data mining e analisi semantica di Blogmeter e su una interfaccia utente per pc e tablet sviluppata dalla Digital Agency milanese WIP Italia.

domenica 27 gennaio 2013

Europa contro gli sprechi alimentari. Le soluzioni ci sono, basta volerle trovare


Un recente studio della Commissione Ue ha stimato che la produzione annuale di rifiuti alimentari nei 27 Stati membri è di circa 89 milioni di tonnellate, in media 179 kg pro capite. Si stima anche che il 50% dei prodotti alimentari che finiscono sul mercato europeo si perde lungo la filiera quando è ancora commestibile, trasformandosi inesorabilmente in rifiuto. Nel solo settore domestico del nostro Paese si perde in media il 17% dei prodotti ortofrutticoli acquistati. Finisce nella spazzatura il 15% del pesce acquistato, il 28% di pasta e pane, il 29% di uova, il 30% di carne e il 32% di latticini. In pratica è come se ogni famiglia italiana gettasse ogni anno nel cassonetto dell'organico circa 1.700 euro di spesa alimentare ancora perfettamente commestibile. Un danno ambientale ed economico che l'Europa sembra non più disposta a tollerare.
La stessa Ue ha affermato che, se non vengono adottate dai governi delle misure urgenti per evitare gli sprechi, entro il 2020 il totale dei rifiuti potrebbe aumentare fino a circa 126 milioni di tonnellate.
A tal proposito, la Commissione europea potrebbe presto dichiarare il 2014 “Anno europeo contro lo spreco alimentare”, dopo che nel 2012 il Parlamento europeo ha approvato una Risoluzione su come evitare lo spreco di alimenti.
Quanto ai governi, la Risoluzione dell'Europarlamento li impegnerebbe a fissare degli obiettivi nazionali in materia di prevenzione degli sprechi, indicando nel dettaglio le misure da attuare per raggiungerli.
«Gli stati membri - dichiara Giorgio Vindigni - dovrebbero puntare sulla formazione di una nuova cultura alimentare, introducendo corsi scolastici e universitari che spieghino come conservare, cucinare e scartare correttamente gli alimenti, mentre le norme sugli appalti pubblici per la ristorazione dovrebbero essere modificate in modo da valorizzare e favorire le aziende che utilizzano prodotti locali e ridistribuiscono gli "avanzi" a banche alimentari e associazioni benefiche. Anche l'etichettatura dei prodotti alimentari andrebbe migliorata – conclude Vindigni - introducendo una doppia scadenza che informi senza possibilità di equivoco fino a quando il cibo può essere venduto e fino a quando può essere consumato».

Si allega la Relazione votata al Parlamento Europeo. Per visualizzarla, clicca qui:

Si allega, inoltre, il link al sito ufficiale del Parlamento Europeo per consultare la risoluzione: